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Abbecedario culinario mondiale:  

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M di Minneapolis – U.S.A.


Red Velvet Cake

L’abbecedario mondiale giunge alla metà del viaggio mondiale, e si ferma negli Stati Uniti.Terra di…boh, un po’ tutto… e anche di cibo, ovviamente. Tra bistecche, cheeseburger, patate fritte, cheesecake etc, l’UB ha avuto parecchie difficoltà a scegliere la ricetta…finché la scelta è caduta su un dessert. Avremmo potuto fare una cheesecake, ma l’UB ama le sfide impossibili e la scelta è caduta su un’altra tipica torta, ovvero la red velvet! La torta è diventata protagonista dello spegnimento di candeline di una cara amica (temeraria e coraggiosa ad affidarsi al sottoscritto). Ovviamente il risultato visivo non è dei migliori…ma a questo ormai ci siete abituati!

Ringraziamo Simona per l’ospitalità, e passiamo alla preparazione del dessert. La ricetta è presa da qui.

 

Ingredienti:

Per le basi:

  • 440g di farina
  • 450g di zucchero
  • 170g di zucchero
  • 3 uova
  • 6g di estratto di vaniglia
  • 7,5g di aceto
  • 6 cucchiai di colorante rosso alimentare
  • 16g di cacao in polvere
  • 9g di sale
  • 7g di bicarbonato
  • 370g di latticello

Per la crema:

  • 50g di farina
  • 1/2 litro di latte
  • 450g di burro
  • 400g di zucchero semolato fine
  • 9g di estratto di vaniglia

Preparazione:

 

La preparazione comincia con le basi. La Red Velvet è formata da diversi strati, alternati con la crema. Quindi la prima parte consiste nel preparare gli strati, in questo caso tre dischi. I dischi possono essere realizzati singolarmente, dividendo l’impasto in tre teglie circolari di uguale diametro, o in un unica teglia, tagliando poi in tre dischi di uguale spessore una volta cotto il composto.

Per preparare l’impasto, sbattere il burro ammorbidito assieme a metà dello zucchero per almeno 10 minuti, fino ad ottenere un composto chiaro, gonfio e spumoso. Unire le uova, alternandole con l’altra metà dello zucchero; unire il cacao, il colorante e la vaniglia, sempre sbattendo.
Sciogliere il sale dentro al latticello. Il latticello, se non si trova, si può sostituire con un composto creato con yogurt bianco magro e latte, in parti uguali, aggiungendo qualche goccia di succo di limone, mescolando e lasciando riposare per qualche minuto (l’UB ha fatto in questo modo).
In una ciotola versare l’aceto di mele, e il bicarbonato da sciogliere all’interno.

Incorporare al composto il latticello, alternandolo alla farina e l’aceto con il bicarbonato. Ungere e infarinate la (o le) tortiere dal diametro di 24 cm; versare l’impasto della e infornare in forno statico già caldo a 180° per circa 25-30 minuti (verificate la cottura con uno stecchino).

Nel frattempo preparare la crema alla vaniglia sciogliendo, con l’aiuto di una frusta, la farina nel latte freddo dentro ad un pentolino; metterlo sul fuoco dolce e far sobbollire per 10 minuti mescolando continuamente. Versare la crema ottenuta dentro ad un contenitore basso e largo, coprirla a contatto con della pellicola e farla intiepidire fino a portarla a temperatura ambiente. Sbattere il burro assieme allo zucchero fino ad ottenere un composto chiaro e spumoso, quindi aggiungere la vaniglia e continuare per un altro minuto. Unire la crema di latte e farina, mescolare, e la crema è pronta.

Quando i dischi saranno pronti, estrarli dalle teglie e lasciarli raffreddare completamente. Cercare di creare dei dischi livellati, eventualmente rimuovendo la calotta di ogni disco con un coltello. Poggiare il primo disco su un piatto da portata e spalmare sopra la crema; coprire con il secondo disco, a sua volta coperto con la crema. Coprire con il terzo disco e, a questo punto, rivestire tutta la torta con la crema alla vaniglia. La torta è pronta, eventualmente da decorare a piacere.

 

Ecco il risultato:

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Papet Vaudois

Abbecedario culinario mondiale:  

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L di Lucerna – Svizzera


Papet Vaudois

L’abbecedario mondiale continua imperterrito il viaggio culinario, stavolta arrivando tra i monti elvetici, tra mucche e boschi, tra formaggi e cioccolato, tra Federer e Wawrinka (già, sta tappa cade proprio a pennello per festeggiare il vincitore del Roland Garros di qualche giorno fa). Per l’occasione l’UB propone una ricetta tipica del cantone Vaud, a base di patate e porri. Ringraziando Ivy, ospitante per questa tappa, riportiamo il resoconto:

 

Ingredienti:

  • 1 cucchiaio di burro
  • 1 cipolla tritata
  • 1 spicchio d’aglio tritato
  • 1 kg di porri
  • 2 dl di brodo vegetale
  • 1 dl di vino bianco
  • 500 g di patate
  • ½ cucchiaino di sale
  • Pepe macinato fresco
  • Una salsiccia di ca. 300 g (possibilmente salsiccia vodese)

 

Preparazione:

In un tegame, far sciogliere il burro, versare la cipolla e l’aglio tritati e i porri divisi a metà in lunghezza, in pezzi larghi 3-4cm. Far cuocere a fuoco medio per circa 3 minuti. Versare il brodo, il vino bianco, le patate tagliate a cubetti, portare a ebollizione e abbassare la fiamma. Condire le verdure con pepe e sale, adagiare la salsiccia, chiudere con un coperchio e cuocere a fuoco lento per 45 minuti. Togliere il coperchio e far sfumare tutti i liquidi.


Eccola!

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Sushi

Abbecedario culinario mondiale:  

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K di Kyoto – Giappone

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Sushi

Altra tappa, altra ricetta, l’abbecedario mondiale non si ferma, per le ultime ore stiamo ancora in Giappone…e quale ricetta poteva chiudere la tappa, se non quella del Sushi? Per l’occasione l’UB ha studiato da questa fonte, comprata appunto per l’occasione:

Sushi a casa mia - copertina

Per prima cosa, un po’ di cultura sulla ricetta in questione (per una volta). La parola sushi in giapponese ha il significato di “sapore acido”, e nella tradizione giapponese si riferisce alle pietanze a base di riso (e non al pesce, come nell’immaginario occidentale, o quantomeno italiano) combinato con altri ingredienti. Precisamente, il riso, preparato con una mistura di aceto di riso, è conosciuto come sushi-meshi, mentre la mistura di aceto è indicata come sushi-su. A seconda della forma e di quanti ingredienti usati, ci sono diversi tipi di pietanze, diamo qui una carrellata:

 

Maki (rotoli): realizzati arrotolando gli ingredienti con un tappetino da sushi in bambù, per creare dei cilindri che vengono successivamente tagliati in pezzi più corti. Ci sono diversi tipi di maki:

  • Hosomaki: il tipo più semplice e conosciuto; l’hosomaki è un rotolo piccolo (hoso -> piccolo), circondato esternamente dall’alga nori e ripieno di riso e un solo ingrediente al centro.
  • Ura Hosomaki: è un rotolo piccolo “rovesciato”, in cui il riso avvolge il ripieno. Il ripieno è formato da uno o due ingredienti circondati da alga nori.
  • Futomaki: è un rotolo “gigante”. La tipologia è simile all’hosomaki, ma qui gli ingredienti del ripieno sono diversi, in genere tre o quattro.
  • Ura Futomaki: rotolo gigante rovesciato.
  • Temaki: ha la forma di un cono, ripieno di riso e altri ingredienti, spesso ornato con uova di pesce (salmone, pesce volante, etc).

Nigiri: Piccola polpettina di riso pressato a mano, spesso con una punta di wasabi, con una fettina sottile di guarnizione sopra.

Bo Sushi: “Bo” significa rettangolare; questo tipo di sushi, famoso nella regione di Kyoto, in genere è preparato con del pesce (in genere sgombro), dando appunto una forma rettangolare.

Temari: te (mano) e mari (sfera) danno indicazione su come si prepari questo tipo. E’ essenzialmente una palla di riso semi-avvolto da una fetta di pesce.

Oshi: letteralmente “premere”. Preparato con degli stampi di varie forme, la tecnica è quella di, appunto, premere e comprimere prima il riso, poi il resto degli ingredienti.

Chirashi: in Giapponese significa “spargere”. Consiste in fette di pesce, pesce tritato o verdure tagliate sparse sopra il riso per sushi.

Soba Sushi: stesso procedimento dei futomaki, ma al posto del riso si usano i noodle di grano saraceno (soba).

Inari: una piccola tasca, ricavata dall’abura-age (fette di tofu sottili e fritte), ripiena di riso e altri ingredienti.

Sashimi: anche se estraneo a questa categoria, non avendo riso, lo inseriamo per far capire che il famoso pesce crudo con cui molti erroneamente identificano il sushi, è appunto il sashimi, ovvero fette di pesce crudo, servite con i classici condimenti del sushi (salsa di soia, wasabi, gari) o altri tipi di salse.

 

Prima di continuare, due parole sul pesce crudo.Il pesce da utilizzare deve essere stato abbattuto, per evitare rischi derivanti da batteri pericolosi (soprattutto l’anisakis). Se non siete sicuri che il pesce acquistato abbia subito tale procedimento, il pesce dovrà essere conservato, secondo i consigli del ministero della salute, per almeno 96 ore in un congelatore domestico da tre o più stelle (a meno che non abbiate un abbattitore, che congela il pesce a temperature molto inferiori, e quindi rapidamente, e in qual caso bastano poche ore). In alternativa si può comprare del pesce già congelato, a patto che la confezione riporti chiaramente che il pesce è stato congelato non più di poche ore dopo la pesca, e con un processo rapido. Infatti il pesce congelato lentamente perde parte delle proprietà nutritive. Prima di essere utilizzato, il pesce andrà decongelato mettendolo in frigorifero per almeno una mezza giornata, e non a temperatura ambiente, in quanto il decongelamento rapido provoca la perdita di sostanze nutritive e del gusto, e inoltre il pesce tende a sfaldarsi una volta decongelato con questo procedimento.

Ringraziamo Sabrina ancor una volta per l’ospitalità, ed ecco il resoconto.

 

Ingredienti per 1,1 kg di riso (cotto), sufficienti per 13 rotoli piccoli o 7 grandi

Per il sushi-su:

  • 120ml di aceto di riso
  • 3 cucchiai di zucchero
  • 1 cucchiaio di sale

Per il riso:

  • 450g di riso giapponese
  • 540ml di acqua

 

Preparazione del riso:

Per fare il sushi-su, mettere l’aceto di riso, lo zucchero e il sale in un tegame, e far cuocere a fuoco basso finché lo zucchero e il sale non si sciolgono. Attenti a non portare ad ebollizione.

Per fare il riso, lavarlo per qualche minuto in un setaccio, girandolo lentamente tra le mani finché l’acqua non è pulita. In questo modo sarà eliminato l’amido dal riso. Scolarlo, e metterlo in un tegame pieno d’acqua; lasciarlo riposare per 30 minuti. Mettere poi il tegame sul fuoco, portare il riso ad ebollizione, mettere il coperchio e abbassare la fiamma, lasciando cuocere per 8-9 minuti. Spegnere la fiamma, e senza togliere il coperchio lasciare riposare per 15 minuti.
Mettere il riso in un recipiente piano, come un sushi oke (classico recipiente di legno) o una teglia da forno. Versare sul riso il sushi-su, amalgamando delicatamente per non rovinare i chicchi, mentre il riso si raffredda. Si può utilizzare un ventilatore o un asciugacapelli per velocizzare il processo. Sconsigliato mettere in frigo, per non far seccare il riso. Se si vuole utilizzarlo non subito, ricoprire la teglia con pellicola trasparente  o con un canovaccio umido. Grazie al sushi-su, il riso può conservarsi un giorno in questo modo, senza bisogno di essere messo in frigo.

 

Preparazione del sushi

Se si utilizza il tappetino di bambù, è meglio avvolgerlo nella pellicola trasparente, per evitare che il riso si incolli ad esso.

Per servire, ricordiamo che il wasabi non deve mai toccare il pesce, nella tradizione giapponese, nel caso di nigiri o temari. Spesso viene aggiunto al riso prima di fare il rotolo, ma non è necessario. Nella salsa di soia, se si mangiano nigiri o temari, o comunque tutti i tipi in cui la fetta del pesce è “esposta”,si dovrebbe intingere solo il pesce. Il gari (lo zenzero sottaceto a fette sottili) ha la funzione di “sciacquare” la bocca tra una portata e l’altra, specie se si assaporano tipi di sushi diversi.

Altro suggerimento, per maneggiare il riso immergere prima le mani in un composto di acqua fredda e aceto di riso, per evitare che il riso si incolli alle mani. Anche il coltello, dopo ogni taglio, dovrebbe essere pulito. Attenzione a maneggiare l’alga essiccata, la quale è molto fragile, quindi arrotolarla lentamente.

L’UB ha preparato alcuni dei tipi descritti in precedenza; per quanto riguarda gli ingredienti, si ha la più totale libertà, potete scegliere i vostri preferiti. Nel caso di rotoli piccoli, in generale si utilizzano salmone, tonno, branzino, cetriolo, daikon (ravanello giapponese), surimi, gamberi. Nel caso dei rotoli più grandi, si possono combinare tutti i vari ingredienti, aggiungendo qualche filo di erba cipollina o altre erbe fresche.  Ecco cosa ha preparato l’UB!

 

Hosomaki
Per un rotolo (piccolo) utilizzare mezzo foglio di alga nori (il tipico rivestimento del sushi, si può trovare nella maggior parte dei supermercati), circa 80g del riso cotto in precedenza, e l’ingrediente scelto tagliato a listarelle spesse non più di 1-2 cm. Posare il foglio di alga nel tappetino, e versare il riso, appiattendolo e distribuendolo uniformemente lungo tutto il foglio, tranne una striscia di circa 1cm  nel bordo alto del foglio. Porre al centro l’ingrediente scelto, che copra l’intera lunghezza del foglio (ad esempio un bastoncino di cetriolo, lungo quanto il foglio). Tenendo fermo il ripieno con l’indice, cominciare ad arrotolare con il tappetino partendo dal lato inferiore del foglio e andare verso l’alto. Assicurarsi che il riso e il ripieno siano ben fermi. Arrotolare completamente. Per tagliare il sushi, posate il rotolo su un tagliere, e tagliare il cilindro in 6-8 pezzi con un coltello affilato e umido, ripulendolo dopo ogni taglio. Per decorare si possono usare semi di sesamo tostati.

Ecco alcuni hosomaki dell’UB. Avendo agito ad occhio, le dimensioni sono variabili :)

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Futomaki
Stesso procedimento dell’hosomaki, ma con dosi raddoppiate, quindi un foglio intero di nori e circa 160g di riso cotto. Il ripieno è variabile, e a discrezione e fantasia vostra, in genere si usano tre o quattro ingredienti diversi. Ecco una carrellata di futomaki e hosomaki in cui l’UB e alcuni amici si sono sbizzarriti!

 

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Nigiri
Il procedimento per i nigiri è semplicissimo, ma sono anche quelli più difficili da compattare. Una manciata di riso viene lavorata con la mano per avere una forma ovale leggermente appiattita. Una fetta dell’ingrediente (tonno e salmone nel nostro caso) viene posata e premuta leggermente, soprattutto alle estremità, in modo che aderisca al riso.

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Alla prossima!



 

 

Zuppa di Miso

Abbecedario culinario mondiale:  

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K di Kyoto – Giappone

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Zuppa di miso

Benvenuti nel paese del Sol Levante!!!!!  Finalmente l’abbecedario mondiale giunge in uno dei paesi più attesi dall’UB…sì, perché la cucina japo è una delle preferite (se non la preferita in assoluto) dal supereroe della forchetta. Così come la cultura giapponese, grazie ai maggiori esponenti socio-culturali, qui raffigurati in una foto di gruppo:

Così, persi tra origami, gare di sumo, film del Maestro Miyazaki, con molti pensieri zen pensiamo alla cosa più importante…. no, non è ciò che state pensando (maliziosi), ma il cibo! La prima ricetta proposta è una delle preferite dall’UB, oltre ovviamente al sushi..ovvero la zuppa di Miso. Vi starete chiedendo, che è il miso? Non è altro che un derivato dalla soia, riportiamo a mamma Wikipedia per gli approfondimenti. Ringraziamo Sabrina per l’ospitalità, ed ecco il resoconto. L’UB ha sbancato il negozietto asiatico di fiducia per recuperare gli ingredienti.

 

Ingredienti:

  • 1/2 tazza di wakame secco
  • 40g di miso
  • 1/2 cucchiaio di dashi (in mancanza si può usare mezzo dado per brodo di pesce)
  • 1/2 cucchiaio di sake
  • Un piccolo cipollotto
  • Tofu a piacere

 

Preparazione:

Mettere il wakame in ammollo, in acqua fredda, per 5 minuti. Scolarso e metterlo da parte. In una pentola versare 8-900ml d’acqua, portare ad ebollizione e verare il dashi, il miso e il sake, insieme al cipollotto tagliato a rondelle. Lasciar diluire il miso, mescolando per qualche minuto, infine aggiungere il wakame, il tofu tagliato a tocchetti, e cuocere a fuoco lento per una decina di minuti.

 

Ecco il risultato!

 



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Abbecedario culinario mondiale:  

J di Juan Carlos Base – Antartide


Antarctica Sledging Biscuits

Ennesima tappa dell’abbecedario mondiale, stavolta volando nelle fredde terre antartiche, tra pinguini, foche ed eschimesi.  E visto che recuperare un povero pinguino o del latte di balena non era cosa semplice, l’UB ha cercato di proporre una tipica ricetta antartica…una di quelle ricette diffuse nelle basi in mezzo a ghiacci e tempeste. Proponiamo dei biscotti salati, usati in genere per spalmarci sopra il pemmican. Ringraziamo la carissima amica Brii per l’ospitalità, e riportiamo la ricetta passo passo.

 

Ingredienti per 20/25 biscotti:

  • 300 g di farina integrale
  • Un cucchiaino di sale
  • Un cucchiaino di bicarbonato
  • 30 g di burro
  • 50 ml di acqua fredda

 

Preparazione:

Mescolare la farina e il bicarbonato insieme al sale. Aggiungere il burro ammorbidito, e amalgamare il tutto. Versare piano piano l’acqua fredda mentre si mescola il composto. Impastare fino ad ottenere un composto omogeneo e non appiccicoso. Stendere l’impasto in modo da avere il composto dello spessore di 1-2 cm. Tagliare l’impasto in forme rettangolari, e fare dei fori poco profondi con i rebbi di una forchetta. Riscaldare il forno a 180° e infornare i biscotti. Farli cuocere per 15-20 minuti, e lasciar raffreddare.

 

Eccoli:

 

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Roz Bi Laban

Abbecedario culinario mondiale:  

I di Il Cairo – Egitto


Roz Bi Laban

Prosegue il viaggio culinario mondiale, senza soste, e si atterra in Egitto, terra di mille misteri, leggende e storie. E come le migliori tradizioni, postiamo anche questa ricetta in extremis. Quindi, senza indugiare troppo (anche perché altrimenti la capa mi cazzia troppo), presentiamo la ricetta egiziana…avremmo voluto scriverla con i geroglifici, ma preferiamo stare sul tradizionale. Ringraziamo Terry per l’ospitalità, e presentiamo il dolce egiziano selezionato per questa tappa!

 

Ingredienti:

  • 200 g di zucchero
  • 600 ml di latte
  • 140 g di riso
  • 10 g di amido di mais
  • Cannella
  • Uva sultanina (opzionale)

 

Preparazione:

In un tegame, versare il latte e lo zucchero, mescolando poi a fuoco basso fino a che lo zucchero si è sciolto nel latte. Aggiungere il riso e portare ad ebollizione, e cuocere per 30-40 minuti. In un bicchiere d’acqua, sciogliere l’amido di mais, e versare al composto, cuocendo per qualche minuto, fino a che non diventa denso. Versare nelle ciotole da portata, e spolverare con cannella a piacere, ed opzionalmente con l’uvetta.

 

Eccolo:

 

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Abbecedario culinario mondiale:  

H di Hanoi – Vietnam


Anatra Speziata all’Arancia
(Vit Nau Cam)

 

Continua imperterrito il viaggio culinario, e (ovviamente sul filo di lana) per la tappa vietnamita dell’abbecedario mondiale proponiamo un gemellaggio con un altro sito, il cui owner è stato di grande aiuto con i suoi suggerimenti culinari per la scelta e la preparazione del piatto, nonché per aver prestato all’UB la fonte di ispirazione per questa ricetta (in un futuro prossimo l’UB testerà altri piatti provenienti da questo libro):



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La scelta è caduta, tra tante invitanti, sull’anatra speziata all’arancia (vat nau cam), di cui riportiamo ingredienti e procedimento. Grazie a Sabrina per l’ospitalità!

 

Ingredienti:

  • Un’anatra da circa 2Kg
  • 250ml di olio per friggere
  • 2 peperoncini rossi
  • 2 cucchiai di zucchero
  • 750ml di succo d’arancia
  • Un’arancia
    Per la marinata:
  • 2,5cm di zenzero
  • 2 peperoncini rossi
  • 1 cucchiaio di salsa di pesce
  • Sale
  • Pepe bianco

 

Preparazione:

Per la marinata, pelate e tritate lo zenzero, sminuzzate i peperoncini privati dei semi e riunite tutti gli ingredienti in una ciotola, mescolando con cura. Tagliate l’anatra a pezzi e ponetela nella marinata, bagnandola uniformemente. Lasciate riposare per almeno un’ora.

In un wok, portate l’olio al punto di ebollizione e friggetevi i pezzi d’anatra pochi per volta, circa 5 minuti per lato, fino a quando non diventano dorati e ben cotti. Prelevateli e tamponateli con carta da cucina. Tenete da parte la marinata.

Lasciate solo un cucchiaio d’olio nel wok, eliminando il resto, e scaldatelo a fuoco medio, versandovi poi la marinata e unendo poi gli altri 2 peperoncini affettati sottilmente e privati dei semi e lo zucchero. Fate cuocere finché lo zucchero comincerà a caramellare, quindi versate il succo d’arancia e i pezzi di anatra fritta. Abbassate il fuoco al minimo e lasciate cuocere l’anatra a pentola scoperta per circa 2 ore, mescolando di tanto in tanto, fino a quando il sugo si riduce e si addensa. Aggiungete l’arancia sbucciata e divisa in spicchi e togliete dal fuoco.

Sistemate l’arancia su un piatto da portata, cospargetela con la buccia d’arancia grattugiata e servite (eventualmente) con riso al vapore a parte.

 

Ecco il risultato!

 

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Flautas de Pollo

Abbecedario culinario mondiale:  

G di Guadalajara – Messico


Flautas de Pollo

 

 

Ed eccoci giunti alla fine di questa tappa dell’abbecedario mondiale… e salutiamo il Messico con un po’ di tristezza e nostalgia…ma il viaggio continua (i biglietti per il Vietnam sono già pronti). Nel congedarci, presentiamo una ricetta molto versatile, di cui proponiamo una delle tante versioni…si tratta infatti delle “flautas”, ovvero le tipiche tortillas fritte ripiene. L’UB propone le flauts di pollo. Ancora una volta un grazie a Lucia per l’ospitalità. Ecco la descrizione della ricetta!

 

Dosi per 10 tortillas:

  • 350/400g di petto di pollo
  • Uno spicchio d’aglio
  • Un cucchiaio di mais dolce
  • 1/2 cipolla
  • 1/2 peperone rosso
  • 1 peperoncino jalapeño
  • 150g di salsa di pomodoro
  • Paprika dolce
  • Cumino
  • Origano
  • Sale
  • Due cucchiai ‘olio
  • Olio per friggere
  • 10 tortillas

 

Preparazione:

In una padella capiente, versare due cucchiai d’olio, e far rosolare il pollo con l’aglio tritato, la paprika, il cumino, il sale e l’origano. Cuocere a fuoco medio per 10 minuti. Aggiungere la cipolla, i peperoncini tritati, il mais e cuocere per qualche minuto. Aggiungere la salsa di pomodoro e cuocere a fuoco lento per una ventina di minuti, fino a ridurre la salsa. Una volta spento il fuoco, prendere ogni tortilla, versare un po’ del composto appena cucinato, e arrotolare, in modo da creare degli “involtini”. In una padella, scaldare l’ilio da frittura, e versare ogni involtino, facendolo friggere per qualche secondo, stando attenti a non srotolare la tortilla. Mettere ogni flauta appena dorata in carta assorbente, lasciar riposare e impiattare.

 

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Ogni tortilla può essere accompagnata da diverse salse o insalate. Per preservare il tipico stile messicano, abbiamo scelto come accompagnamento il guacamole, ecco il risultato:

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Guacamole

Abbecedario culinario mondiale:  

G di Guadalajara – Messico


Guacamole

 

Yaaaawn!!!! Scusate, facevo la siesta…perché per portare avanti l’abbecedario mondiale bisogna immedesimarsi a pieno e testare tutte le abitudini :) E per la tappa messicana volentieri ci immedesimiamo in un… guadalajarese? guadalajarino? Insomma, in un messicano, e ci immaginiamo sotto un sombrero sdraiati contro un muro sotto il sole pomeridiano a sonnecchiare. E nel mentre pensiamo alla ricetta da proporre. E  colti da ispirazione decidiamo di proporre una famosa salsa messicana, ovvero la salsa guacamole… non prima di aver ringraziato Lucia per l’ospitalità.

Ingredienti:

  • 2 avocadi
  • 1/2 pomodoro
  • 1/2 cipolla
  • 1 peperoncino serrano o 1-2 jalapeño
  • Succo di un lime
  • Coriandolo
  • Sale

 

Preparazione:

Far bollire il peperoncino (o i peperoncini) per qualche minuto. Tritare la cipolla, il pomodoro e il peperoncino. Spremere il lime e versare tutto in una terrina o una ciotola. Aggiungere il coriandolo e il sale. Taglare a metà gli avocado, e spolparli. Schiacciare la polpa e aggiungerla agli altri ingredienti. Mescolare il tutto, coprire con una pellicola e lasciar riposare in frigo per almeno mezz’ora. La lavorazione dell’avocado è meglio che sia una delle ultime cose, in quanto la polpa tende a ossidarsi rapidamente.

 

Eccola!

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Frijoles Refritos

Abbecedario culinario mondiale:  

G di Guadalajara – Messico


Frijoles Refritos

 

 

Arriba! Arriba! Ándale! Ándale! Non c’è modo migliore di iniziare la tappa messicana dell’abbecedario mondiale! Sotto il grido di battaglia di Speedy Gonzales (ripreso qua sopra in un momento di calma e tranquillità) atterriamo a Guadalajara e ci facciamo un bel giro culinario in Messico. Tra sole e siesta non possono mancare ovviamente i cibi dai sapori forti e intensi.  Ringraziamo Lucia per l’ospitalità, e veniamo al dunque…se si parla di cucina messicana una delle prime cose a cui si pensa sono i fagioli (e non soffermiamoci sulle conseguenze fisiologiche), e quindi l’UB non poteva non cominciare la tappa con una ricetta tipica, ovvero i frijoles refritos! Eccola:

 

Dosi per 4 persone:

  • 400g di fagioli (rossi o neri) precotti
  • 1/2 bicchiere di brodo (se possibile il brodo di cottura dei fagioli)
  • 1/2 cipolla
  • 3  cucchiai di lardo o di olio EVO
  • 2 spicchi d’aglio
  • Peperoncino
  • Sale
  • Epazote (in alternativa dragoncello, finocchietto o coriandolo)

 

 

Preparazione:

Tritare aglio e cipolla, versare in un tegame con l’olio (o il lardo), e fare rosolare il tutto per qualche minuto. Aggiungere il resto degli ingredienti; i fagioli dovranno essere schiacciati, in modo da creare una crema (più o meno densa a piacere). Far cuocere a fuoco medio per 15 minuti.  Alzare la fiamma, e cuocere per qualche minuto. Servire poi come contorno o come accompagnamento di nachos o tortilla.

 


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