Category: Abbecedario italiano


S come

Siracusa

La pignata taliata nun po vugghiri mai.

Ed eccoci giunti in sicilia per l’ennesima tappa dell’abbecedario. Sicilia, terra di sole, mare, e bellezze (naturali e non). Come al solito l’UB ha avuto parecchie difficoltà a scegliere tra le tante specialità, ma alla fine anche questo appuntamento è perfettamente rispettato e riuscito.

Nel ringraziare l’ospitante Fragoliva, passiamo alla prima ricetta proposta, semplice ma gustosa, ovvero le Zucchine alla Palermitana!

Dosi per 4 persone:

  • 500g di zucchine
  • 2 acciughe
  • Aceto di vino (3-4 cucchiai)
  • Zucchero (un cucchiaio)
  • Aglio
  • Olio di oliva
  • Sale 

Preparazione:

Pulire le zucchine, lavarle e tagliarle a fettine rotonde; in un teglia in mezzo bicchiere di olio, fare arrostire uno spicchio di aglio tritato fine e mettere le acciughe dissalate e diliscate. Mischiare sino a che saranno disfatte ed legare le zucchine; unire aceto, zucchero e un pizzico di sale; coprire e fare cuocere, mescolando spesso per circa 20 minuti. In caso il fondo asciugasse troppo bagnarlo con acqua calda.

Ecco il risultato!

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Spaghetti all’Amatriciana

R come Roma

Pansa piena, nun pensa a pansa vota.

 

Ed eccoci rapidamente anche alla seconda ricetta per la tappa romana del giro d’Italia culinario. Dopo la carbonara, non potevamo che completare il viaggio con la gemella, ovvero la pasta all’amatriciana. A dire il vero è stata una cosa un po’ improvvisata, con una decisione presa all’ultimo istante, per cui invece di optare per i classici bucatini, mancanti nella dispensa dell’UB, si è ripiegato sugli spaghetti. Ecco così giunti all’epopea del guanciale – parte II. Eh si, perché il guanciale abbondava ancora dalla precedente ricetta, per cui quale ricetta se non questa? Ancora un ringraziamento ad Eleonora e Fronza per l’ospitalità. Ecco tutto il resoconto.

 

Dosi per 4 persone:

  • 400g di bucatini (o spaghetti)
  • 250g di guanciale
  • 500g di pomodoro fresco tritato
  • 100g di pecorino romano
  • 1 peperoncino
  • Sale
  • 40g di strutto

 

Preparazione:

Tagliare il guanciale a strisce e metterlo a rosolare per un paio di con lo strutto e il peperoncino, finché il guanciale sarà dorato. Togliere la padella dal fuoco, versare il pomodoro fresco tritato e lasciare cuocere per 10 minuti; togliere il peperoncino e lasciare riposare.

Nel frattempo lessare i bucatini o gli spaghetti in acqua salata e scolarli al dente, quindi una volta pronti versarli nella padella con il sugo e saltarli aggiungendo il pecorino grattugiato. Servire caldi con il pecorino spolverizzato sopra.

Ed ecco qua il risultato:

 

R come Roma

Accosta er pane ar dente che la fame s’arisente.

Roma, città eterna. Siamo giunti alla tappa laziale dell’abbecedario, anzi, siamo proprio agli sgoccioli, ma il vostro UB come sempre è in giro per il mondo a svolgere il suo compito di supereroe…ma di questo parleremo tra qualche giorno. Per la tappa romana l’UB va sul classico, memore anche del recente viaggio a Roma, in cui ha potuto gustare alcuni piatti sul campo. E così, la prima ricetta proposta è la classicissima carbonara. Abbiamo scelto dei semplici spaghetti. Per la cronaca, la carbonara mangiata dall’UB a Roma è stata qualcosa che va al di sopra di ogni categoria, ma tralasciando la falsa modestia, stavolta il vostro supereroe ha creato uno dei suoi piatti più riusciti!
Ringraziamo le ospitanti di questa tappa, ovvero Eleonora e Fronza!

 

Dosi per 4 persone:

  • 400g di spaghetti
  • 150g di guanciale a dadini
  • 100g di pecorino romano
  • 4 uova
  • Pepe
  • Sale
  • Olio

 

Preparazione:

Rosolare il guanciale in una padella con un cucchiaio di olio e spegnere quando si sarà indurito e ben arrostito all’esterno. Mettere a cuocere la pasta in acqua salata, nel mentre sbattere con una forchetta le uova con poco sale, una manciata di pecorino e un pochino di pepe nero; scolare la pasta al dente, versarla nella padella del guanciale e fare assorbire il condimento mescolando con un cucchiaio di legno.

Versare la pasta nella pentola di cottura, aggiungere le uova sbattute e mescolare a fuoco spento, in modo da far rapprendere l’uovo ma lasciare che il composto sia cremoso; aggiungere altro pepe ed eventualmente anche altro pecorino.

Anvedi qunt’è bbona. Da magnà tutta!

Seadas

Q come Quartu Sant’Elena

S’apprettu faidi bessiri su becciu a curri

Seconda tappa sarda dell’abbecedario, ovviamente il vostro supereroe è ancora in vacanza, ormai giunta quasi al termine (con una punta di tristezza l’UB scrive questa frase).

Per l’occasione facciamo una rapida carrellata delle bellezze, naturali e non, della splendida terra di origine dell’UB:

La ricetta scelta è un dolce tipico della Sardegna, ovvero la seadas. Per chi non la conoscesse, è un gustosissimo dessert fritto e mangiato caldo col miele o lo zucchero. Ringraziando le CookingSister per l’ospitalità e tutte le partecipanti per le loro ricette, ecco come preparare delle buonissime seadas.

Dosi per 6-8 seadas:

  • 150g di farina 00
  • 150g di semola di grano duro
  • 30g di strutto
  • Sale
  • 500g di formaggio di pecora fresco
  • Buccia di 2 arance (o limoni)
  • Olio

Preparazione:

Tenere il formaggio uno o due giorni fuori dal frigo per prendere una punta di acido. Fondere lo strutto e mescolarlo alle farine con un pizzico di sale. Aggiungere un po’ alla volta acqua tiepida quanto basta ad ottenere una pasta abbastanza soda. Lavorarla fino a che sarà liscia ed elastica e avvolta in pellicola fatela riposare trenta minuti in frigo.
Preparare ora il ripieno: tagliare a fettine sottili il formaggio, e con un po’ di acqua e un cucchiaio scarso di semola fonderlo in un tegame a fondo spesso, mescolando fino a farlo filare. Spegnere il fuoco. Grattugiare la buccia delle arance e unirle al formaggio mescolando bene. Quando sarà tiepido con le mani formare dei dischetti da lasciare asciugare su un canovaccio pulito.

Riprendere la pasta e tirare la sfoglia, ricavandone 12-16 dischi. Suddividere i dischetti in ogni sfoglia, chiudete col secondo disco, e con i rebbi di una forchetta sigillateli bene. Il numero dei dischi di pasta sfoglia dipende dalle dimensioni che scegliete. L’UB ha preferito preparare seadas di piccole dimensioni, e ha utilizzato come “stampo” una tazza da latte, ricavando così 22 dischi (e quindi 11 seadas…la matematica è proprio il punto forte).

In una padella mettere abbondante olio, farlo scaldare e friggere le seadas fino a farle dorare. Asciugarle dall’olio in eccesso con la carta cucina, servirle calde irrorate di miele o di zucchero, a seconda dei gusti.

Eccola:

Esperimento perfettamente riuscito!

Visto che il campionato di calcio parte in queste ore, vi lasciamo con la colonna sonora che ognuno dovrebbe avere nel proprio lettore, ovvero una canzone dedicata a una certa squadra…

Q come Quartu Sant’Elena

Fai commenti fainti in Bosa ‘: candu proi, lassant’a proi

 

E siamo così giunti alla tappa sarda dell’abbecedario italiano. Tappa importante. Importante perché la Sardegna è terra d’origine e di residenza del vostro supereroe preferito!!!! Ma per non essere mai banali, potevamo creare dei piatti tipici sardi in patria? Ovviamente no, e infatti le ricette per questa tappa  sono preparate in terra piemontese, luogo segreto (o quasi) della vacanza estiva del paladino degli aromi. Per l’occasione potremmo farvi da guida virtuale per tutte le bellezze sarde (soprattutto delle bellezza al bagno), ma siccome il sottoscritto è sfaticato vi invita comunque a godervi almeno qualche giorno di vacanza in questa terra. Per prima cosa ringraziamo le CookingSister per l’ospitalità di questa tappa, e passiamo alla difficile scelta della ricetta. Difficile, ma meno del solito, almeno stavolta il caro UB sapeva tra quali piatti scegliere. Anche stavolta però è dovuto venire incontro ai gusti di BathGirl, la supersorella dell’UB, che in quanto a gusti…beh, lasciamo perdere….addio ai piatti di pesce, comunque…

Scartati i vari porceddu, burrida e compagnia, per ovvie ragioni logistiche e difficoltà di reperibilità degli ingredienti principali, nonché svogliatezza vacanziera dell’UB (nota ai sardi come “sganimento”), si giunge al primo compromesso, ovvero i malloreddus alla campi danese, un piatto tipico del Campidano (ma dai??), zona del sud-ovest dell’isola. Malloreddus, ovvero i tipici gnocchetti sardi, conditi con un sugo di rapida preparazione, e altrettanto rapido divoramento…

Dosi per 6 persone:

  • 500 g di malloreddus o gnocchetti sardi
  • 150 g di salsiccia fresca
  • 500 g di pomodori
  • 5/6 foglie di basilico
  • Olio extravergine d’oliva
  • ½ cipolla
  • 100g di pecorino sardo grattugiato
  • 1 bustina di zafferano

 

Preparazione:

In una padella molto larga rosolare la cipolla tagliata fine nell’olio a fuoco moderato e dopo qualche minuto aggiungere la salsiccia tritata.
Fare dorare la salsiccia e dopo circa un quarto d’ora unire i pomodori tritati. Dopo 20 minuti stemperare lo zafferano in mezzo bicchiere di acqua tiepida e versare nella padella. Mescolare e coprire. Regolare di sale, lasciare poi cuocere per altri 20 minuti e da ultimo aggiungere le foglie di basilico. Versare gli gnocchetti in acqua bollente salata. Se sono freschi di grano tenero farli cuocere per 5 minuti, quelli di grano duro per circa 10 minuti o come indicato sulla confezione. Scolare e condire il tutto direttamente nella padella con il sugo e il pecorino.

Ed ecco il risultato:

Per l’occasione consigliamo una hit sarda famosissima (mah…)…sorvoliamo sulla traduzione del testo però…

P come Pavia

Ca’ tant de stagh, vììd tant da bev, camp a vista d’ogg.

Informazione di servizio: questa edizione del resoconto della tappa milanese dell’abbecedario andrà in onda in forma ridotta per… vacanza! Eh si, perché anche i supereroi delle volte hanno bisogno di staccare e di passare un po’ di tempo senza pensieri, in vacanza. E proprio durante le (forse) meritate ferie dalla lotta al crimine culinario l’UB trova il tempo (o forse la voglia di armarsi di padelle) per preparare la prima ricetta milanese. Ricetta scelta riguarda le polpettine con la verza, le pulpet de verz! Ringraziamo Paola  per l’ospitalità

 

Dosi per 4 persone:

  • 1 verza
  • 400g di Manzo tritato
  • 50g di salsiccia luganega
  • 50g di pancetta a tocchetti
  • 1 uovo
  • Aglio
  • Prezzemolo
  • Burro
  • Salvia
  • 2 cucchiai di grana grattugiato
  • 3 bicchieri di vino rosso
  • Sale
  • Pepe

 

Preparazione:
Lavare e far cuocere a mezza cottura 12 foglie di verza ( scartare quelle esterne più dure che si possono rompere nell’avvolgere le polpette), stenderle sul piano di cucina e mettere su ognuna una pallottola di ripieno composto da manzo tritato arrostito,  50 gr di luganega, aglio, prezzemolo, grana grattugiato, 1 uovo. Avvolgerle e legarle con un filo o fermarle con gli stecchini. Mettere le polpette in una padella, in cui si è fatto soffriggere burro, cipolla tritata, dadini di pancetta e salvia. Far cuocere a fuoco vivace per rosolarle da una parte e dall’altra. Bagnare con vino rosso, lasciare che anche il cavolo cuocia e far concentrare il sugo a lenta cottura. Alla fine della cottura aggiungere un’abbondante macinata di pepe.

 

Ed ecco il risultato:

 

Ci scusiamo per il disagio recato con lo scarso aggiornamento del blog, ma è tempo di vacanzeeeeeeee

 

 

O come

Otranto

La muerte du pulpe iè la cepodde.

Ed eccoci giunti in Puglia, per la tappa del giro d’Italia culinario. Per questa tappa l’UB ha potuto preparare una sola ricetta, non stiamo a spiegare i motivi della scarsa produttività, ma all’UB ha più fortuna ai fornelli che con il gentil sesso. Però non si poteva certo estraniare del tutto dall’abbecedario, ed ecco in tutto il suo splendore la ricetta di questa tappa…siamo in Puglia, e non potevamo non scegliere un piatto conosciuto in tutto il mondo… le orecchiette alle cime di rapa!

L’UB ha potuto provare sul campo tale piatto, durante una missione di lavoro in terra barese, in cui ovviamente ha potuto verificare di persona la bontà della cucina barese…e il tutto verrà documentato nei prossimi post! Chi conosce Aiuolik avrà sicuramente letto anche di questa ricetta e altre ancora, strascichi della missione scientifico-culinaria in cui l’UB ha potuto fare il pieno di orecchiette e cavatelli!

Ma senza perderci in chiacchiere, ecco la ricetta scelta, con resoconto dettagliato. C’è da dire che invece che le orecchiette abbiamo preparato i maritati, ovvero un misto di orecchiette e maccheroncini provenienti direttamente da Bari!

 

Dosi per 4 persone:

  • 400g di orecchiette
  • 600g di cime di rapa
  • 4-5 filetti di acciughe sott’olio
  • Olio E.V.O.
  • Due spicchi d’aglio
  • Sale
  • Mollica di pane

 

Preparazione:

Mettete a bollir le cime di rapa, dopo averle lavate ed eliminato le eventuali parti più dure, in abbondante acqua salata. Dopo una decina di minuti dall’ebollizione, versare nella stessa pentola le orecchiette, lasciandole cuocere fino a che non siano al dente. Nel frattempo preparare un soffritto con l’olio, l’aglio, le acciughe spezzettate e peperoncino facoltativo. Prendere un po’ di mollica di pane e tritarla grossolanamente, tostandola qualche minuto sotto il grill. Scolare la pasta e le cime di rape a fine cottura, versarle nel soffritto insieme alla mollica tostata, saltare e mescolare per qualche minuto, servire e mangiare!!!!

Nel ringraziare Patrizia per l’ospitalità, diamo appuntamento alla prossima tappa!

Pastiera Napoletana

N come

Napoli

Dicette ‘o mièdico ‘e Nola: “Chest’è ‘a ricetta e ‘o Signore t”a manna bona!”

Seconda e ultima tappa campana dell’abbecedario per l’UB, vittima degli impegni lavorativi-mondani che lo hanno rallentato nelle sue opere culinarie…

Innanzitutto, ringraziamo Lo per l’ospitalità, e ovviamente tutte le partecipanti per le gustose ricette. La ricetta scelta, visto che siamo in estate e bisognerebbe mangiare leggero, è quella della….pastiera napoletana! Eh si, altro che linea e pranzi leggeri…inutile dire che l’UB non supera la prova costume da decenni…ci sono sfide che neanche un supereroe può vincere…

Ma passiamo al nostro tributo campano, non prima di omaggiare la splendida città che ci ospita con un personaggio cult …lo so, il protagonista in realtà non è napoletano, ma il video potrebbe essere spunto per nuove esotiche ricette…evviva lo struzzo di mare!

Ma passiamo alla ricetta vera e propria…intanto nel mentre che scriviamo il dolce è stato distribuito tra i vari super amici dell’UB…l’esperimento è andato a buon fine!

Dosi per una mega pastiera da 12 persone :

  • 1kg di pasta frolla
  • 700g di ricotta di pecora
  • 400g di grano cotto
  • 600g di zucchero
  • Scorza di limone
  • 150g di canditi (cedro, arancia, zucca)
  • 1dl di latte
  • 30g di burro (o strutto)
  • 5 uova intere
  • 2 tuorli d’uovo
  • Una bustina di vaniglia
  • Un cucchiaio d’acqua di fiori d’arancio
  • Zucchero a velo

Preparazione:

Versare in una casseruola il grano cotto, il latte, il burro e la scorza grattugiata di 1 limone; lasciate cuocere per 10 minuti mescolando spesso finché diventi crema. Frullare a parte la ricotta, lo zucchero, 5 uova intere più 2 tuorli, una bustina di vaniglia e un cucchiaio di acqua di fiori d’arancio. Lavorare il tutto fino a rendere l’impasto molto sottile. Aggiungere una grattata di buccia di un limone e i canditi tagliati a dadi. Amalgamare il tutto con il grano. Prendere la pasta frolla e distendere l’impasto allo spessore di circa 1/2 cm con il mattarello  e rivestire la teglia (c.a. 30 cm. di diametro) precedentemente imburrata, ritagliare la parte eccedente, ristenderla e ricavare delle strisce.

Versare il composto di ricotta nella teglia, livellarlo, ripiegare verso l’interno i bordi della pasta e decorare con strisce formando una grata da pennellare con un tuorlo sbattuto. Infornare a 180 gradi per un‘ora e mezzo finché la pastiera non avrà preso un colore ambrato; lasciare raffreddare e, prima di servire, spolverizzare con zucchero a velo.

Eccola!!!!!!!!!!!!!

 

Crocchè di Patate

N come Napoli

Addò magnano doje, ponno magnà pure tre.

Ed eccoci giunti in Campania, terra di pizza, babà, e mille altre delizie, per la tappa del giro d’Italia in cucina. Ma potevamo noi fare i banali come sempre e preparare la ricetta nella solita cucina dell’UB? Ovviamente no, ma neanche il vostro supereroe avrebbe potuto organizzare tale evento in un ambiente e in occasione un po’ particolare…come dire, la realtà supera la fantasia…ma questa è una storia di cui racconteremo in futuro…

Ma andando con ordine, l’UB decide diverse settimane fa di prendersi una piccola vacanza in terra catalana…si, quella Barçelona diventata patria per alcuni mesi di cui già sentiva la mancanza. E ovviamente non poteva non far visita al centro operativo catalano della trattoria Muvara, dell’amica Aiuolik. Inutile dire che uno dei primi pensieri in fase organizzativa è stato “cosa cuciniamo?”. Scartata la prima ipotesi per difficoltà di portare direttamente in terra iberica gli ingredienti base, e scartata la seconda in corsa, visto che già qualcuna ha postato la ricetta, si è optato per le crocchè di patate. Questa ricetta quindi esce a blog unificati!!! E qui un pensiero va alla padrona di casa Aiuolik, che in condizioni estreme non ha mancato al dovere…

Dosi per 4 persone:

  • 1 kg di patate a pasta gialla
  • 2 uova più 1 per indorare
  • 4 cucchiai di parmigiano
  • 100 gr. di salame tipo napoli tagliato a listarelle
  • 200 gr. di fiordilatte tagliato a bastoncini, prezzemolo
  • 2 cucchiai di pangrattato
  • Sale
  • Pepe
  • 3 cucchiai di farina
  • 60 g di burro
  • Olio per frittura

     

Preparazione:

Lavate le patate, lessatele e sbucciatele ancora calde. Passatele più volte con un passaverdura a buchi fitti e schiacciate il passato finché non diventerà una pasta filante. Unite il burro ammorbidito, il parmigiano, il prezzemolo tritato, sale e pepe, quindi i rossi d’uovo ad uno ad uno.

Lavorate l’impasto con le mani unte d’olio e formate dei crocchè in forma di fuso di ca 8 cm. di lunghezza, introducete nel mezzo dei crocchè un bastoncino di fiodilatte e un paio di listarelle di salame,passate i crocchè prima nella farina, poi nelle chiare d’uovo montate a neve e mescolate ad un uovo intero, infine nel pangrattato.

Friggete i crocchè in abbondante olio bollente, asciugateli su carta assorbente e serviteli caldi.

nel ringraziare Lo per l’ospitalità, ecco il risultato:

Il sottoscritto ne ha sbafato parecchie…intanto preannunciamo che la prossima sfida sarà roba da Mission Impossible per l’UB

Baccalà alla Lucana

M come Matera

 

Quann ven da la muntagn’ pigl la zapp e va guadagn, quann ven da la marein, lass la zapp e va cucein.

 

Ed ecco anche la seconda ricetta, in rapida sequenza, per la tappa dell’abbecedario riguardante la Basilicata. Stavolta ci si sposta su un piatto rapido e semplice, a base di Baccalà. Stiamo parlando del baccalà alla lucana, gustoso piatto…ma da quando l’UB partecipa all’abbecedario, e da quando riesce anche a tastare sul campo diversi piatti tipici locali, sta avendo conferma che in ogni luogo è possibile trovare piatti buonissimi!

Intanto, ecco il resoconto:

Dosi per 4 persone:

  • 800g di baccalà già ammollato
  • Peperoni sottaceto a piacere
  • Olio d’oliva

     

Preparazione:

Immergere per un istante il baccalà in acqua in ebollizione, scolarlo, tagliarlo a pezzi regolari e diliscarlo. Fare rosolare in un tegame mezzo bicchiere d’olio ed i peperoni sott’aceto, dopo qualche minuto unire i pezzi di baccalà e lasciare cuocere a fuoco moderato per circa mezz’ora, rigirandoli a metà cottura facendo in modo che il pesce risulti ben colorito da ambedue le parti. Quando il baccalà sarà pronto servirlo subito.

Nel ringraziare ancora una volta Simona e tutte le partecipanti all’abbecedario, diamo il saluto alla Basilicata e siamo pronti per spostarci alla prossima regione!